Gli inglesi lo chiamano compulsive hoarding, sarebbe a dire “accumulo compulsivo”, da noi meglio noto come disposofobia o anche “sindrome della soffitta piena”: si tratta di un disturbo patologico ossessivo che costringe chi ne è vittima ad accumulare oggetti su oggetti – utili e non – senza riuscire a darsi un freno neanche quando la situazione si spinge tanto avanti che questa raccolta irresistibile di “beni” arriva a invadere letteralmente la casa e impedire la circolazione fra le 4 pareti domestiche.

Maria Rita Parsi, docente di Psicologia Generale e fondatrice della SIPA (Scuola Italiana di Psicoanimazione), lo definisce un «impulso dell’accumulo che non permette di selezionare e porta, con l’andare del tempo, alla perdita del controllo”, precisando che “è un comportamento tipico delle persone insicure, soggetti svuotati che non sanno scegliere. In generale, e questo vale per tutti, si cresce con le rinunce, mentre queste sono persone che non sanno dare priorità alle cose, a partire dagli oggetti».

Le radici del meccanismo sono di fattura psichica, come dire che la questione dello spazio altro non sarebbe che il riflesso di un problema dell’anima. A questo proposito Nicole Bianchi, esperta in dinamiche relazionali, dalle pagine di “Psychologies Magazine” spiega che “il dolore nel buttare via qualcosa che si vorrebbe tenere anche se inutile è tendenzialmente duplice: si soffre sia per il distacco in sé, sia perché si vedono gli oggetti come estensione del proprio io, delle proprie emozioni”.

Moltiplic, invecem sono gli imput: c’è chi accumula in nome del “non si sa mai, potrebbe sempre servire”, un atteggiamento che rivela una grande paura del futuro: si conserva il più possibile per prevenire eventuali bisogni che verranno ed evitare anche così, di volta in volta, i passaggi obbligati di rinuncia e conseguente accettazione che qualsiasi rinnovamento implica inevitabilmente in sé. Poi c’è chi lo fa perché tende a credere “ho, quindi sono”, proiettano un valore eccessivo sul possesso, secondo la psicanalisi, una personalità cosiddetta “anale”, quello stadio della crescita in cui si impara il “lasciar andare versus trattenere” si tratta spesso di soggetti che hanno ricevuto un’educazione rigida, esigente, che ha finito col creare confusione sul giusto equilibrio fra il dare e l’avere.

Poi c’è chi conserva per il timore inconscio di dimenticare chi è stato, conserva ricordi su ricordi: gli oggetti del passato, in questo caso, oltre al sacrosanto fattore affettivo e rievocativo forniscono la prova della propria esistenza e quindi un’affermazione d’identità, come se a definirci fossero i nostri averi e non le nostre azioni. Si potrebbe cominciare a farsi largo fra le cianfrusaglie e ridare ossigeno a ripiani e cassetti individuando nel mucchio gli oggetti “insalvabili”: dalla sorpresa impolverata dell’ovetto Kinder fino al pennarello che non funziona più da tempo immemore. E’ opportuno anche imparare, nel tempo, a mantenere lo spazio vitale presente, eliminando cose che appesantiscono e non servono via via.

  1. Monica

    Io ho mia madre che ne soffre. Ha ridotto la vecchha casa a una discarica e in quella nuova non fa che lo stesso. È un inferno vivere con persone che ne soffrono perché lei di andar da un medico Non ne vuol sentir parlare e se mio padre prova a buttar via qualcosa si infuria. Anche se si tratta di uova marce o roba rotta. Se qualcuno vive nella stessa situazione mi piacerebbe poterne parlare

  2. Giorgio lorè

    Direi che la mia infanzia è stata segnata dalla sindrome dei fratelli collyer o meglio didposofobia.
    Mio padre, ora ottantottenne, ne soffre da oltre 35 anni e direi senza alcun dubbio che ci ha creato grossi disagi . La rivalsa però è arrivata ! Appena lasciata Roma gli ho svuotato casa fino all’ultimo cm quadrato di ciarpame e sono rimaste solo le briciole. Appena tornerá gli prenderá un colpo…. Ma finalmente non ci saranno più scuse. Per chi volesse approfondire vada sul sito di luca sofri “il post” e troverá un bel resoconto di questi 30 anni nel truogolo. Sentite me, bisogna agire perchè questi soggetti sono incurabili !

  3. Giorgio lorè

    Monica non disperare ma nemmeno demordere, te lo dice chi dopo quasi 35 anni di sfuriate e promesse si è rotto le scatole ed ha agito : 6 persone, un autoscala e 2 furgoni ! 10 tonnellate di giornali, reti rotte, giocattoli dell’infanzia e mille altre zozzerie. Qui non ti aiuta nessuno, organizaale un bel weekend e, se vivi a roma, ti mando la mia persona di fiducia ed il gioco è fatto. Non sarò uno psicologo ma mi ero stufato di farmi prendere per i fondelli da uno psicopatico. Lasciamo perdere le soffrerenze connesse a viverci con due fratelli ed una madre succube… Adesso tornerà a Roma e troverà casa svuotata e ristruutturata. Se non gli piace pazienza, il mio dovere di figlio l’ho fatto e se vorrà decidere di morire in un letamaio stavolta non glielo permetterò, non ci casco più nelle menzogne di questo signore, il ver oesempio di Dr jeckil e mr. Hide. In bocca al lupo

Lascia un commento